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La rivincita dell’imperfezione: tra artigianalità e moda

Come diceva Mario Soldati

«Inutile affannarsi. La limpidezza del vino sembra che sia una moda come quella del cellophane. E non avremo salvezza fino al giorno del pericolo opposto, allorché i sofisticatori non intorbidiranno artificialmente il vino appunto per far credere che sia genuino. Quel giorno è ancora lontano.» (Mario Soldati, 1970).

 

L'Italia del vino dagli Anni '50

Un visionario e precisissimo Soldati, uno dei più importanti personaggi italiani del ‘900 in tema enoico e non solo, ci mostra quello che fu uno degli effetti che il boom economico degli anni ’50 e ’60 produsse sul vino: liquidi limpidi, filtrati e chiarificati, spesso standardizzati, con il classico colore “bianco carta”, così in voga fino anche agli anni ‘90. Bevande alcoliche spesso poco più che insignificanti, privi di pigmento, materia, anima.

 

Il nuovo millennio enologico

Paradigma che ha cominciato a cambiare in vista del nuovo millennio, con la nascita di realtà biologiche, biodinamiche, artigianali, “naturali”, nate in un primo momento grazie ad una forte convinzione filosofica di produttori illuminati, consci di essere custodi della nostra risorsa più preziosa: la terra.

 

Con la crisi le cose cambiano

Parallelamente, in seguito alla crisi economica nata dalla bolla immobiliare statunitense del 2007 e al conclamato riscaldamento globale, è stato messo in discussione non solo il modello economico vigente, ma l’intero concetto di globalizzazione: in maniera costante, i consumatori hanno cominciato a rivolgere maggiore attenzione ai prodotti nazionali e di piccoli artigiani, provocando il boom del “km zero”, della “filiera controllata/corta” e del “piccolo è bello”, alla ricerca di un minor impatto ambientale e livello di processazione e sofisticazione, al fine di dare il proprio contributo alla preservazione della salute propria e dell’intero ecosistema.

La profezia di Soldati

E qui torna l’illuminata profezia di Soldati.

Inevitabilmente infatti, la maggior domanda di prodotti simili ha suscitato enorme interesse da parte dei grandi produttori, mossi dall’obiettivo di non perdere quote di mercato. Così, giusto per fare qualche esempio sotto gli occhi di tutti, grandi marche storicamente convenzionali hanno creato “costole” biologiche, offrendo prodotti più competitivi ma di livello sensibilmente più basso rispetto agli specialisti del biologico.

Allo stesso modo abbiamo assistito alla creazione delle “crafty beers”, birre industriali con alcune caratteristiche (ma mai tutte) proprie delle birre artigianali.

Così infine stiamo testimoniando il parto di vini che scimmiottano quelli “naturali” ma senza esserlo: vini visivamente torbidi e spesso con alcune imperfezioni olfattive, e che quindi fanno pensare a protocolli di coltivazione e vinificazione semplici e senza aggiustamenti, benché in realtà siano figli di un’agricoltura convenzionale, con alte rese, pesanti trattamenti in vigna e con molti accorgimenti tecnici in cantina. 

È questo il cortocircuito dell’industria agricola di oggi: prodotti costruiti per apparire “imperfetti”, poiché l’imperfezione viene sempre più percepita come indice di genuinità.


L'Autore: MARCO CURZI

Nato a Cesena nel 1988, annata dichiarata poi come eccezionale per molte denominazioni.

Romagnolo DOC, appassionato di marketing, comunicazione e strategia aziendale, è stato folgorato dal dio Bacco nel 2015, grazie ad un corso da sommelier regalatogli dagli amici per la laurea in Economia Aziendale presso l'Università Commerciale Luigi Bocconi (lo studio allora serve a qualcosa!).

La passione per il vino è poi diventata presto patologia, fino a mettere a disposizione le sue competenze per parlare e scrivere di vino ad ogni occasione, soprattutto le meno remunerate.